Antropologia multidisciplinare o multiantropologia indisciplinata?

Il flusso di informazioni attualmente disponibili crea evidenti sovraccarichi sia nell’organizzazione personale della conoscenza sia nell’integrazione tra discipline differenti. La multidisciplinarietà viene a gran voce acclamata e reclamata come soluzione da un lato a una ingestibile produzione di nozioni, dall’altro ad una certa stanchezza culturale di molte discipline in stasi preoccupante. A fronte di questa comune esigenza policulturale, gli esempi di riuscite integrazioni professionali non sono poi molti. Spesso si trovano estremi inefficaci: da un lato il tuttologismo da salotto di personaggi piú in cerca di attenzione che non di conoscenza, dall’altro associazioni amorfe e disamorniche di competenze scarsamente complementabili. In Italia un corretto sviluppo dell’integrazione culturale risente purtroppo anche della disgregazione professionale evidentemente manifestata da diverse discipline. Per ottimizzare la riuscita degli approcci multidisciplinari bisogna cominciare a porsi domande di tipo metodologico e analitico su questi processi, e allo stesso tempo limitare gli esempi troppo improvvisati o addirittura dolosi. L’Antropologia e la Paleontologia Umana rappresentano due settori da un lato particolarmente e patologicamente affetti dalle difficoltà e dai limiti di questo momento storico, dall’altro due ottimi campi di sperimentazione per tentativi piú organizzati e funzionali di integrazione tra professionalità differenti.