L’evoluzione cerebrale degli ominidi: quando antropologia, paleontologia e psicologia convergono su una domanda

Lo studio dell’evoluzione cerebrale degli ominidi rappresenta uno dei punti di arrivo di diverse discipline che pongono l’essere umano al centro del proprio interesse: la paleontologia, che si serve dei reperti fossili per evincere la storia evolutiva del cranio e del cervello; l’antropologia, che utilizza utensili e tradizioni di culture differenti per accostarsi anche allo studio della cognizione umana e infine la psicologia che – attraverso il confronto con le capacità cognitive di altri primati – si propone di indagare l’unicità o meno delle potenzialità mentali di cui disponiamo, alla ricerca di elementi condivisi dai nostri parenti più prossimi evolutisi in una diversa regione del continente africano. Comprendere quali siano state le cause che hanno diversificato il cammino dell’Uomo da quello degli altri primati significa, in primo luogo, capire quali fattori costituiscano effettivamente una prerogativa della specie umana, cosa ci differenzia dalle scimmie e come questo possa essere avvenuto. Diverse teorie sono state ipotizzate al riguardo: il presente lavoro riassume le principali visioni correnti, ponendo l’una di fronte l’altra e suggerendo come la mente umana possa essersi evoluta in seguito alla compresenza di più fattori che hanno spinto verso la medesima direzione, a differenza di quanto avvenuto per le scimmie antropomorfe.