Ascesa e caduta dell’uomo da Gilgamesh a Death Note. Appunti per uno studio comparato della cultura del limite

Scopo dell’articolo è di tracciare un excursus volto a dimostrare, in accordo con le teorie di Marvin Harris, come culture diverse nel tempo e nello spazio abbiano elaborato costrutti culturali simili per rispondere a bisogni analoghi. Nello specifico si prendono in esame i miti dell’ascesa e caduta dell’uomo, fondamentali per tracciare i limiti entro cui circoscrivere il nostro essere ed agire nel mondo. Uno dei più antichi, Gilgamesh, ci pone infatti dinnanzi il limite ultimo e invalicabile, la morte. Successivamente i greci hanno delineato i limiti del nostro operare alla luce dell’acquisizione della techné. Con la cristianità la caduta assume le sembianze del diavolo, col quale l’uomo moderno stipula un patto al fine di trasformare il mondo lasciandosi sciaguratamente alle spalle le Colonne d’Ercole in precedenza innalzate. Il processo culmina nella bomba atomica, violazione suprema di ogni ragionevole confine, il cui impiego ha segnato indelebilmente la coscienza e la memoria collettiva del Giappone. Proprio per questo è stato il paese del Sol Levante a sviluppare una serie di nuovi miti al fine di ristabilire i limiti infranti, veicolandoli tramite i propri prodotti culturali più tipici e diffusi nel mondo, manga e anime. Per offrire spunti iniziali di riflessione vengono introdotti al lettore manga come Devilman di Go Nagai, rielaborazione della figura del demonio occidentale, e anime come Galaxy Express 999 e Danguard di Leiji Matsumoto, autore che ha saputo esprimere diversi concetti fondamentali della propria cultura d’appartenenza. Per finire, si passa al case history Death Note di Tsugumi Ohba e Takeshi Obata, il manga più famoso degli anni 2000, in cui convergono tutti i temi in precedenza trattati.