Dialogo tra Epistemologia Clinica ed Epistemologia antropologica

Il viaggio può assumere funzioni diverse se osservato all’interno delle discipline psicoterapeutica e antropologica: da un lato è un tipo di cura, mentre dall’altro permette lo studio di culture altre. Questo confronto introduce la comparazione tra l’esperienza della follia e quella della cultura, analizzate attraverso lo sguardo critico di Foucault e della critica post-moderna in antropologia. Esperienze, queste, che hanno in comune il fatto di essere il prodotto di discorsività “scientifiche”, positiviste, che hanno assunto un certa autorità nel parlare di determinate alterità – il medico con il “suo” folle e l’antropologo con il “suo” selvaggio –, e che sono state esperite lungo la storia delle due discipline, particolarmente in età moderna, quando stabilirono il loro apparato epistemologico e metodologico. Con la post-modernità, si realizzò quindi una svolta epistemologica secondo cui il ricercatore e l’analisi da lui prodotta non possono essere oggettivi: tanto la soggettività dello studioso quanto quella dell’oggetto di analisi contribuiscono a modificare il contesto e l’interazione tra i soggetti. La psicoterapia e l’antropologia verranno quindi considerate sul piano fenomenologico, e la produzione di sapere diverrà polifonica e condivisa.